Fiona May a L'Aquila

L’AQUILA – Fiona May a L’Aquila nell’ambito di Città europea dello Sport. “All’inizio della mia carriera, in Inghilterra e poi in Italia, ho avuto dei piccoli problemi di microfratture, per risolvere i quali venni anche all’Aquila. La prevenzione è molto importante, essenziale e non solo per noi atleti”.

Così la campionessa del mondo e olimpionica, ospite d’eccezione all’Aquila di un convegno sulle patologie del rachide in ambito sportivo dall’adolescenza alla terza età, nell’ambito del ricco calendario di appuntamenti di L’Aquila Città europea dello Sport.

“Una postura sbagliata può influire tantissimo nelle prestazioni di un atleta, la rachide cervicale inizia dal collo fino al fondo schiena, è tutto collegato. Io sono stata fortunata perché ho incontrato i giusti specialisti e ho avuto modo con il plantare di risolvere i problemi”, ha aggiunto l’ex lunghista e triplista, due volte campionessa mondiale di salto in lungo.

Fiona May a L’Aquila

“Nel 1996, a 26 anni”, ha raccontato, “mi stavo preparando per le Olimpiadi di Atlanta, a maggio dopo i campionati italiani mi sono svegliata con il mal di schiena, non potevo muovermi e ricordo di aver pianto. Ero molto stressata ed avevo aumentato il peso, questo è un fattore molto importante perché quando si salta c’è una pressione, e questo causa il mal di schiena”.

La May ha anche narrato la sua lontana esperienza all’Aquila, quando fu visitata dal dottor Fosco De Paulis, specialista della postura, primario e capo dipartimento dell’Ospedale dell’Aquila, noto per essere stato, tra le altre cose, medico di campioni come Pietro Mennea. “Da un esame si vide che avevo un disequilibrio del bacino, lì decisi di fare una serie di esercizi e con un bravo allenatore che ha studiato il movimento preciso da fare ho avuto dei benefici”.

“Lo sport è molto importante ed è anche cultura”, ha poi detto l’atleta. “Sono troppo poche, a scuola, le ore di educazione fisica previste. È una bugia che lo sport sia per tutti, purtroppo lo è solo per chi ha le possibilità. Bisogna cambiare mentalità per dare maggiori possibilità alle famiglie”.

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